Focus Sostenibilità ed efficienza

• 23.09.2026

Rigenerazione dei refrigeranti: una risorsa per l’Europa

Il phase-down degli HFC rende recupero e rigenerazione sempre più strategici per il service e l’economia circolare dei refrigeranti.

La progressiva riduzione degli HFC prevista dal nuovo Regolamento F-Gas sta aumentando l’importanza della rigenerazione dei refrigeranti. Con meno gas vergine disponibile sul mercato e un parco installato che continuerà a richiedere manutenzione per molti anni, recuperare e riportare a specifiche adeguate i refrigeranti già presenti negli impianti diventa una leva sempre più strategica per il settore HVACR europeo.

Il principio è quello dell’economia circolare applicata al refrigerante: invece di considerare il gas recuperato come un materiale destinato necessariamente alla distruzione, quando le condizioni lo consentono può essere trattato, purificato e rimesso in circolazione.

Il tema acquista particolare rilevanza perché il Regolamento UE 2024/573 prevede un forte restringimento delle quantità di HFC che possono essere immesse sul mercato: si passa da 42,87 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente nel 2025-2026 a 21,67 milioni nel 2027-2029, fino a circa 9,13 milioni nel periodo 2030-2032. Dal 2050 la quota prevista sarà pari a zero.

 

Recupero, riciclo e rigenerazione: quali sono le differenze

Nel linguaggio tecnico i tre termini non sono equivalenti.

Il Regolamento F-Gas definisce il recupero come la raccolta e lo stoccaggio dei gas fluorurati provenienti da apparecchiature o contenitori durante manutenzione, assistenza o dismissione.

Il riciclo consiste invece nel riutilizzo del refrigerante recuperato dopo un trattamento di pulizia di base, come filtrazione ed essiccazione.

La rigenerazione rappresenta un livello successivo: il refrigerante recuperato viene sottoposto a un processo di trattamento presso impianti autorizzati fino a raggiungere prestazioni equivalenti a quelle di una sostanza vergine, tenendo conto dell’uso previsto.

La differenza è importante perché determina anche modalità e possibilità di riutilizzo.

Per ottenere un refrigerante rigenerato occorrono processi industriali capaci di separare contaminanti, umidità, oli e, dove necessario, componenti indesiderati della miscela. Il risultato deve inoltre essere verificato affinché il livello qualitativo richiesto possa essere attestato.

Questo rende la rigenerazione un’attività molto diversa dal semplice recupero effettuato durante un intervento di manutenzione.

 

Il phase-down HFC aumenta il valore dei refrigeranti recuperati

La progressiva riduzione delle quote europee rende i refrigeranti già presenti negli impianti una risorsa sempre più importante.

Gli HFC riciclati e rigenerati non sono soggetti al sistema delle quote previsto per l’immissione sul mercato di nuovo HFC, creando un vantaggio importante in un contesto di progressiva contrazione della disponibilità di gas vergine.

Per il settore della refrigerazione questo significa poter utilizzare il refrigerante recuperato come parte di una strategia per gestire il parco installato durante la transizione.

Il nuovo F-Gas rafforza ulteriormente questo ruolo attraverso specifiche deroghe per il service.

Dal 1° gennaio 2032 sarà vietato utilizzare gas fluorurati dell’Allegato I con GWP pari o superiore a 750 per manutenzione e assistenza delle apparecchiature fisse di refrigerazione, esclusi i chillers. Il Regolamento consente però l’impiego di refrigeranti rigenerati con GWP pari o superiore a 750 negli impianti esistenti, purché correttamente etichettati; sono previste condizioni specifiche anche per quelli riciclati.

La rigenerazione diventa quindi una possibile leva per prolungare la vita operativa di apparecchiature ancora funzionanti, evitando che la riduzione degli HFC vergini renda improvvisamente più difficile il service.

 

Una filiera europea della rigenerazione diventa strategica

Perché l’economia circolare del refrigerante funzioni, però, non basta recuperare il gas dall’impianto.

È necessario costruire una filiera capace di:

  • raccogliere il refrigerante usato;
  • evitare contaminazioni tra fluidi differenti;
  • identificare correttamente il contenuto delle bombole;
  • trasportarlo verso impianti specializzati;
  • analizzarlo e separare eventuali contaminanti;
  • rigenerarlo secondo specifiche qualitative adeguate;
  • reimmetterlo sul mercato con la corretta tracciabilità.

La disponibilità di capacità industriale di trattamento assume quindi un valore strategico. La Commissione europea rileva che gli impianti di rigenerazione non sono distribuiti uniformemente tra gli Stati membri e che anche la movimentazione transfrontaliera dei refrigeranti recuperati può rappresentare una criticità.

Per questo, una maggiore diffusione geografica degli impianti di trattamento può contribuire a ridurre distanze logistiche e facilitare la raccolta del refrigerante proveniente dalla manutenzione.

La rigenerazione non elimina comunque la necessità di passare progressivamente a fluidi con GWP inferiore o a refrigeranti naturali. Il suo ruolo è soprattutto quello di gestire in modo più efficiente la fase di transizione, valorizzando le sostanze già presenti nel sistema.

 

Il frigorista diventa il primo anello dell’economia circolare

La filiera della rigenerazione inizia direttamente sul campo.

Durante manutenzione, retrofit e dismissione, la qualità del refrigerante recuperato dipende molto da come vengono eseguite le operazioni. Miscelare gas differenti o introdurre contaminanti può rendere più complesso, e talvolta meno conveniente, il successivo trattamento.

Il Regolamento F-Gas prevede che i gas fluorurati presenti nelle apparecchiature interessate vengano recuperati affinché possano essere riciclati, rigenerati o distrutti dopo la dismissione. Il recupero deve essere svolto da personale in possesso delle certificazioni richieste.

Per installatori e manutentori diventano quindi sempre più importanti:

  • identificazione corretta del refrigerante;
  • utilizzo di bombole dedicate;
  • prevenzione della contaminazione;
  • tracciabilità del gas recuperato;
  • corretta gestione dello stoccaggio;
  • invio del refrigerante ai canali appropriati.

Il refrigerante recuperato smette così di essere considerato semplicemente un residuo della manutenzione e diventa una materia prima secondaria potenzialmente riutilizzabile.

Con il phase-down destinato ad accelerare già dal 2027, la capacità europea di recuperare e rigenerare refrigeranti potrebbe assumere un ruolo crescente nella continuità del service. La transizione verso nuovi fluidi continuerà, ma per molti anni il settore dovrà gestire contemporaneamente apparecchiature nuove e milioni di impianti esistenti.

In questo scenario, recupero e rigenerazione rappresentano uno degli strumenti più concreti per ridurre la domanda di gas vergine, limitare le emissioni e accompagnare in maniera più ordinata l’evoluzione della refrigerazione europea.

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FAQ – Domande frequenti

Il refrigerante riciclato viene riutilizzato dopo un trattamento di pulizia di base, come filtrazione ed essiccazione. La rigenerazione è invece un processo più approfondito, svolto in strutture autorizzate, che riporta il refrigerante recuperato a prestazioni equivalenti a quelle di una sostanza vergine per l’utilizzo previsto.

Il phase-down riduce progressivamente la quantità di HFC vergini disponibile nell’Unione europea. Recuperare e rigenerare il refrigerante già presente negli impianti permette di ridurre la richiesta di nuovo gas e può contribuire alla manutenzione del parco installato durante la transizione verso fluidi a GWP inferiore.

Per la refrigerazione fissa, esclusi i chillers, dal 2032 sarà vietato utilizzare per il service gas fluorurati dell’Allegato I con GWP pari o superiore a 750, ma il Regolamento prevede un’eccezione per i gas rigenerati utilizzati sulle apparecchiature esistenti, nel rispetto delle condizioni di etichettatura previste.