Focus Sostenibilità ed efficienza

03.08.2026

Refrigerazione e piano UE: energia, flessibilità e recupero termico

Prezzi elettrici, flessibilità e recupero del calore possono trasformare il ruolo energetico degli impianti frigoriferi.

Il nuovo Electrification Action Plan della Commissione europea introduce misure destinate a incidere anche sulla gestione energetica della refrigerazione commerciale e industriale. La riduzione del divario di prezzo tra elettricità e gas, la revisione degli oneri di rete e la valorizzazione di flessibilità, accumulo e calore di scarto possono infatti modificare i costi operativi e le strategie di gestione degli impianti frigoriferi.

Per supermercati, magazzini refrigerati, stabilimenti alimentari e piattaforme logistiche, l’energia elettrica rappresenta una componente essenziale della continuità operativa. In questo scenario, controllo digitale, demand response, accumulo frigorifero e recupero del calore di condensazione diventano strumenti sempre più rilevanti per migliorare l’efficienza, contenere i picchi di consumo e valorizzare l’energia prodotta dall’impianto.

 

Prezzi elettrici e competitività degli impianti frigoriferi

La Commissione europea ha invitato gli Stati membri a portare entro il 2030 il rapporto tra prezzo dell’elettricità e del gas a un massimo di 2,5 per le utenze domestiche e di 2 per quelle industriali. Tra gli interventi indicati rientrano una diversa distribuzione di imposte e oneri, tariffe di rete più favorevoli alla flessibilità e una maggiore diffusione dei contatori intelligenti.

Questo indicatore è stato introdotto principalmente per valutare la convenienza delle pompe di calore e dei processi elettrificati rispetto alle tecnologie alimentate a gas. Nel settore della refrigerazione, invece, il beneficio è soprattutto indiretto: impianti frigoriferi e celle sono già prevalentemente alimentati da energia elettrica, ma una riduzione degli oneri e una maggiore disponibilità di tariffe dinamiche possono incidere sui loro costi operativi.

Per sfruttare queste opportunità, però, non è sufficiente consumare energia nelle ore meno costose. L’impianto deve essere dotato di regolazione, monitoraggio e capacità di modulazione adeguati, evitando che lo spostamento dei carichi comprometta le temperature di conservazione o determini un aumento dei consumi complessivi.

 

Celle frigorifere e accumulo diventano risorse flessibili

Magazzini e celle frigorifere possono partecipare ai programmi di demand response grazie all’inerzia termica degli ambienti e dei prodotti conservati. In determinate condizioni è possibile anticipare una parte della produzione frigorifera nelle ore di minore domanda elettrica, riducendo successivamente il funzionamento dei compressori durante i picchi di rete.

Le strategie applicabili possono comprendere:

  • pre-raffreddamento controllato degli ambienti;
  • modulazione temporanea di compressori e ventilatori;
  • accumulo di energia frigorifera;
  • utilizzo di materiali a cambiamento di fase;
  • regolazione coordinata con prezzi dinamici e disponibilità di energia rinnovabile.

Gli studi condotti sulle celle refrigerate confermano il potenziale di queste soluzioni, ma evidenziano anche la necessità di valutarne attentamente gli effetti. La riduzione temporanea della potenza può infatti essere seguita da picchi al riavvio o consumi aggiuntivi per recuperare la temperatura, mentre interventi eccessivi possono influire sulla qualità e sulla sicurezza dei prodotti.

Per questo motivo, la flessibilità deve essere gestita attraverso sensori affidabili, supervisione digitale e algoritmi capaci di considerare carico termico, temperatura esterna, stato del prodotto e tempi massimi di sospensione del raffreddamento.

 

Recuperare il calore prodotto dalla refrigerazione

Un secondo ambito rilevante riguarda il calore di condensazione normalmente espulso dagli impianti frigoriferi. Il piano europeo assegna al recupero del calore di scarto un ruolo importante nella decarbonizzazione, indicando l’obiettivo di coprire con questa risorsa l’11% della domanda termica europea entro il 2050.

Nei supermercati, negli stabilimenti alimentari e nei magazzini refrigerati, il calore recuperato può essere utilizzato per:

  • produzione di acqua calda sanitaria;
  • lavaggi e processi a bassa temperatura;
  • riscaldamento degli ambienti;
  • sbrinamento;
  • alimentazione di reti termiche locali;
  • preriscaldamento dell’acqua di processo.

Quando la temperatura disponibile non è sufficiente, il calore può essere valorizzato attraverso una pompa di calore, che ne innalza il livello termico rendendolo utilizzabile da altre utenze. La convenienza dipende però dalla contemporaneità tra domanda di freddo e richiesta di calore, dalle distanze tra produzione e utilizzo e dalle temperature necessarie.

Il piano europeo apre quindi uno scenario nel quale l’impianto frigorifero non viene più considerato soltanto come un grande consumatore elettrico. Attraverso controllo digitale, accumulo e recupero termico, può diventare una risorsa più flessibile per la rete e una fonte di energia utile per lo stabilimento o il punto vendita.

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FAQ

Il piano non introduce misure specifiche per gli impianti frigoriferi, ma interviene sui costi dell’elettricità, sugli oneri di rete, sulla flessibilità e sul recupero del calore. Questi elementi possono incidere sulla gestione energetica di supermercati, celle e stabilimenti refrigerati.

Sì, entro limiti controllati. L’inerzia termica degli ambienti e dei prodotti permette di anticipare o ridurre temporaneamente la produzione frigorifera. La strategia deve però rispettare le temperature di conservazione ed evitare picchi eccessivi al riavvio.

Il calore di condensazione può essere recuperato per produrre acqua calda, riscaldare ambienti, supportare processi industriali o alimentare reti termiche. Quando necessario, una pompa di calore può innalzarne la temperatura e ampliarne le possibilità di utilizzo.