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• 25.09.2026

Refrigerazione a CO₂ nei piccoli punti vendita: perché cresce

La CO₂ si apre anche ai piccoli punti vendita, grazie a unità più compatte, controlli evoluti e un quadro F-Gas orientato verso GWP sempre più bassi.

La CO₂ (R744) è ormai una tecnologia consolidata nella grande distribuzione, ma il suo utilizzo sta iniziando ad assumere maggiore interesse anche nei punti vendita di piccole e medie dimensioni, dove tradizionalmente trovano spazio unità condensanti, sistemi autonomi e soluzioni con cariche più contenute.

L’evoluzione tecnologica dei componenti, dei controlli elettronici e delle unità compatte sta infatti ampliando le possibilità di utilizzo della CO₂ anche al di fuori dei grandi supermercati. Parallelamente, il quadro europeo F-Gas rende sempre più importante adottare refrigeranti con GWP molto basso e valutare soluzioni che possano mantenere la propria conformità nel lungo periodo. 

Per convenience store, piccoli supermercati, negozi alimentari e altre attività commerciali, la scelta del sistema frigorifero diventa quindi sempre più legata non solo al costo iniziale, ma anche a efficienza, sicurezza, manutenzione e prospettiva normativa.

 

CO₂ anche nei piccoli negozi: cosa sta cambiando

Storicamente, i sistemi transcritici a CO₂ sono stati associati soprattutto ai supermercati di grandi dimensioni e alle applicazioni industriali. La riduzione delle taglie disponibili e lo sviluppo di unità condensanti più compatte stanno però ampliando il campo di applicazione.

La stessa Commissione europea indica le unità condensanti come una soluzione tipicamente utilizzata proprio in piccoli negozi e supermercati e include la CO₂ tra le alternative non fluorurate oggi disponibili per questa tipologia di refrigerazione commerciale.

La maggiore disponibilità di componenti progettati specificamente per R744 consente quindi di realizzare sistemi più vicini, per configurazione e modalità di utilizzo, alle tradizionali architetture remote con refrigeranti sintetici.

Tra gli elementi che stanno favorendo questa evoluzione rientrano:

  • compressori e componenti disponibili in taglie più contenute;
  • controlli elettronici più evoluti;
  • regolazione più precisa delle pressioni;
  • maggiore disponibilità di componentistica;
  • unità condensanti dedicate alle applicazioni commerciali;
  • maggiore esperienza di progettisti e tecnici.

La CO₂ presenta inoltre un GWP pari a 1 ed è classificata A1, quindi non infiammabile secondo la classificazione di sicurezza utilizzata nel settore. Questo la rende interessante soprattutto quando l’obiettivo è evitare future transizioni verso refrigeranti con GWP progressivamente inferiore.

 

R290 e CO₂: soluzioni diverse per applicazioni diverse

La crescita della CO₂ nei piccoli punti vendita non significa che diventerà l’unica soluzione per la refrigerazione commerciale. Nelle apparecchiature autonome, come vetrine refrigerate, beverage cooler e piccoli congelatori, il propano R290 e l’isobutano R600a hanno già assunto un ruolo importante in Europa. La Commissione europea evidenzia come proprio gli idrocarburi abbiano progressivamente sostituito refrigeranti HFC ad alto GWP in numerose apparecchiature stand-alone. 

Quando invece occorre alimentare celle frigorifere, banchi remoti o più utenze attraverso un circuito centralizzato o una motocondensante, la CO₂ può rappresentare un’alternativa interessante.

Le due tecnologie presentano caratteristiche di sicurezza molto differenti:

  • R290: GWP estremamente basso, ma classificazione A3 per l’elevata infiammabilità;
  • R744: GWP 1 e classificazione A1, ma pressioni operative significativamente più elevate.

La scelta deve quindi dipendere dalla configurazione del punto vendita, dalla capacità frigorifera richiesta, dalla quantità di refrigerante, dagli spazi disponibili e dalle competenze necessarie per installazione e manutenzione.

L’evoluzione del mercato sembra andare verso una maggiore diversificazione delle architetture, piuttosto che verso una soluzione unica applicabile indistintamente a tutti i negozi.

 

Temperature esterne e pressioni: la progettazione resta decisiva

Il principale elemento tecnico che distingue la CO₂ da molti refrigeranti tradizionali è il comportamento alle temperature elevate. Il punto critico della CO₂ si trova poco sopra i 31 °C. Quando la temperatura di rigetto del calore supera questa soglia, il sistema opera in regime transcritico e la gestione delle pressioni assume un ruolo particolarmente importante per l’efficienza. 

Le moderne tecnologie di controllo permettono di adattare il funzionamento alle condizioni esterne, ma clima e profilo operativo restano elementi fondamentali nella progettazione.

Per applicazioni situate in aree caratterizzate da temperature estive elevate possono diventare rilevanti:

  • ottimizzazione della pressione di alta;
  • ventilatori modulanti;
  • gas cooler adeguatamente dimensionati;
  • sistemi adiabatici dove opportuno;
  • strategie evolute di controllo;
  • recupero del calore.

Non è quindi corretto valutare la CO₂ soltanto sulla base del refrigerante. Architettura e regolazione dell’impianto incidono direttamente sulle prestazioni complessive. Anche la formazione dei tecnici rimane centrale. R744 richiede infatti conoscenze specifiche per pressioni operative, carica, recupero, avviamento e diagnostica.

 

F-Gas: la refrigerazione commerciale guarda a GWP sempre più bassi

Il quadro europeo rappresenta uno dei principali fattori che spingono il mercato verso refrigeranti naturali. Dal 1° gennaio 2025, le apparecchiature di refrigerazione autonome, esclusi i chillers, non possono generalmente essere immesse sul mercato se contengono gas fluorurati con GWP pari o superiore a 150, salvo specifiche esigenze di sicurezza. 

Per le altre apparecchiature di refrigerazione fissa non comprese nelle categorie specifiche, dal 2030 scatterà invece il limite di GWP 150, sempre con le eccezioni previste per esigenze di sicurezza. Inoltre, per i sistemi centralizzati multipack commerciali da almeno 40 kW il limite di GWP 150 è già operativo dal 2022, con la specifica eccezione prevista per il circuito primario dei sistemi a cascata. 

In questo scenario, la CO₂ offre il vantaggio di collocarsi molto al di sotto delle soglie previste dal Regolamento e di non essere interessata dal phase-down degli HFC. Per i piccoli punti vendita, la questione diventa quindi sempre più strategica: scegliere oggi un sistema frigorifero significa valutarne non solo l’efficienza immediata, ma anche la compatibilità con un quadro normativo destinato a diventare progressivamente più restrittivo.

La crescita di unità compatte a CO₂ potrebbe così ampliare ulteriormente il ruolo dell’R744 nella refrigerazione commerciale europea, portando una tecnologia già affermata nei grandi supermercati verso negozi di dimensioni sempre più contenute.

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FAQ – Domande frequenti

Sì. La CO₂ non è più limitata ai grandi impianti centralizzati: sono disponibili anche unità condensanti e sistemi di taglia più contenuta destinati a piccoli supermercati e negozi alimentari. La Commissione europea include infatti R744 tra le alternative non fluorurate utilizzabili nelle unità condensanti per la refrigerazione commerciale. 

Entrambi hanno un impatto climatico diretto molto basso, ma caratteristiche differenti. R290 è classificato A3 ed è altamente infiammabile, mentre la CO₂ è A1 e non infiammabile, ma richiede circuiti progettati per pressioni molto più elevate. La scelta dipende quindi da taglia, configurazione dell’impianto, carica e condizioni di installazione. 

Il Regolamento UE 2024/573 introduce limiti sempre più stringenti all’utilizzo di gas fluorurati ad alto GWP nelle apparecchiature frigorifere. La CO₂ ha GWP pari a 1 e non è soggetta al phase-down degli HFC, rendendola interessante per chi cerca una soluzione con una prospettiva normativa di lungo periodo.