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23.06.2026

Refrigeranti a basso GWP: la formazione tecnica diventa centrale nel service

Il nuovo manuale UNEP-AREA supporta tecnici e centri di formazione nella gestione sicura, efficiente e sostenibile dei refrigeranti a basso GWP.

La transizione verso refrigeranti a basso GWP sta cambiando in modo profondo il lavoro dei tecnici della refrigerazione e del condizionamento. Non si tratta solo di conoscere nuovi fluidi, ma di saperli gestire in modo sicuro, efficiente e responsabile lungo tutte le fasi operative: scelta, installazione, manutenzione, recupero, stoccaggio e trasporto.

In questo contesto, UNEP OzonAction e AREA hanno sviluppato un nuovo manuale formativo dedicato al service sui refrigeranti, pensato per supportare tecnici e istituti di formazione nell’aggiornamento delle competenze. Il documento nasce dall’esigenza di accompagnare la diffusione dei refrigeranti alternativi, compresi gli A2L e A3, caratterizzati da una maggiore infiammabilità e quindi da requisiti specifici di gestione.

 

Refrigeranti alternativi: nuove competenze per lavorare in sicurezza

L’evoluzione normativa e tecnologica del settore HVAC/R sta accelerando l’adozione di refrigeranti a minore impatto climatico. Questa trasformazione richiede però un salto di qualità nella formazione, perché molti fluidi alternativi presentano caratteristiche diverse rispetto ai refrigeranti tradizionali.

La gestione degli A2L e degli A3, ad esempio, impone maggiore attenzione a valutazione del rischio, ventilazione, limiti di carica, rilevamento delle perdite, procedure di intervento e dispositivi di sicurezza. Per i tecnici, conoscere le proprietà del refrigerante non è sufficiente: diventa necessario comprendere come quelle proprietà incidano sulle attività quotidiane di installazione, manutenzione e service.

Il manuale affronta proprio questi aspetti, combinando contenuti teorici e formazione pratica su temi come:

  • caratteristiche dei refrigeranti convenzionali e alternativi;
  • sicurezza nella manipolazione, nello stoccaggio e nel trasporto;
  • prevenzione e rilevamento delle perdite;
  • conformità a norme, politiche e standard applicabili;
  • selezione del refrigerante in base alle diverse applicazioni;
  • gestione dei rischi legati ai refrigeranti infiammabili a basso GWP.

Per la filiera del freddo, questi contenuti confermano un punto chiave: la transizione non può procedere senza tecnici preparati, aggiornati e in grado di operare secondo procedure corrette.

 

Un percorso modulare per adattare la formazione alle esigenze operative

Uno degli elementi più interessanti del manuale è la struttura modulare. Il programma è organizzato in 10 moduli indipendenti, che possono essere combinati per costruire percorsi formativi personalizzati in base al livello dei partecipanti, agli obiettivi del corso e al contesto applicativo.

Sono inoltre previsti otto corsi già assemblati, con durate diverse: da sessioni brevi di circa cinque ore fino a programmi più completi che possono arrivare a 56 ore. Ogni modulo o corso include un pacchetto formativo completo, con materiali per le lezioni, presentazioni, prove di valutazione, requisiti per i formatori, specifiche delle attrezzature e modelli di certificato.

Questa impostazione è particolarmente utile perché il fabbisogno formativo della filiera non è uniforme. Un tecnico che opera prevalentemente nel service su impianti esistenti può avere esigenze diverse rispetto a chi lavora su nuove installazioni con refrigeranti naturali o su apparecchiature che impiegano fluidi infiammabili. La modularità consente quindi di aggiornare le competenze in modo più mirato e progressivo.

 

Buone pratiche e responsabilità ambientale nel ciclo di vita del refrigerante

La formazione tecnica non riguarda solo la sicurezza immediata dell’intervento, ma anche la responsabilità ambientale. Una gestione non corretta del refrigerante può generare perdite, emissioni, inefficienze dell’impianto e criticità nella fase di recupero o smaltimento.

Per questo, il manuale dedica attenzione alle buone pratiche di service, alla prevenzione delle fughe e alla corretta gestione del refrigerante lungo il suo ciclo di vita. In una fase di riduzione progressiva degli HFC e di crescita delle alternative a basso GWP, evitare dispersioni e migliorare la qualità degli interventi diventa essenziale sia per rispettare gli obiettivi climatici sia per garantire continuità operativa agli impianti.

Per installatori, manutentori e centri di formazione, strumenti di questo tipo rappresentano un supporto importante per rendere più omogenea la preparazione tecnica e ridurre il rischio di applicazioni non corrette. La transizione dei refrigeranti, infatti, richiede norme chiare e tecnologie adeguate, ma soprattutto persone formate per applicarle sul campo.

Nel settore della refrigerazione, la competenza sarà sempre più un fattore competitivo. Saper gestire refrigeranti convenzionali e alternativi in modo sicuro, efficiente e sostenibile significa offrire un servizio di qualità, ridurre i rischi e contribuire concretamente alla trasformazione del mercato HVAC/R.

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FAQ

Perché molti refrigeranti a basso GWP introducono requisiti operativi diversi rispetto agli HFC tradizionali. CO₂, idrocarburi, ammoniaca e refrigeranti A2L richiedono competenze specifiche su pressioni di esercizio, infiammabilità, tossicità, ventilazione, limiti di carica, rilevamento perdite e procedure di emergenza. Nel service non basta conoscere il ciclo frigorifero: occorre intervenire in sicurezza, rispettando normative, istruzioni del costruttore e condizioni reali dell’impianto.

Il tecnico deve saper identificare il refrigerante e la sua classificazione di sicurezza, verificare la compatibilità dei componenti, gestire recupero e carica, valutare ventilazione e sorgenti di innesco, utilizzare strumenti idonei e applicare procedure corrette in caso di perdita o manutenzione straordinaria. Sono inoltre necessarie competenze su normativa F-Gas, registrazioni, tracciabilità, DPI, saldobrasatura, vuoto, tenuta e collaudo dell’impianto.

Un service non qualificato può generare perdite di refrigerante, cariche errate, pressioni fuori specifica, miscelazioni non consentite, guasti ai compressori e condizioni di rischio per persone e ambienti. Con refrigeranti infiammabili o ad alta pressione, errori apparentemente ordinari possono avere conseguenze più gravi. In ambito commerciale e industriale, questi problemi possono tradursi anche in fermi impianto, perdita di prodotto, costi energetici elevati e responsabilità normative.