USA e pressione normativa: la petizione sui refrigeranti e i possibili riflessi sul mercato europeo
Negli USA il settore del cold storage chiede all’EPA regole più flessibili sui refrigeranti. Una questione che potrebbe avere riflessi anche sul dibattito europeo.
Negli Stati Uniti, l’industria del cold storage si trova a dover fare i conti con regole sempre più severe sui refrigeranti. Un gruppo di rappresentanza ha presentato una petizione alla Environmental Protection Agency (EPA) chiedendo un allentamento delle restrizioni attualmente previste, considerate troppo penalizzanti per i grandi impianti di stoccaggio a freddo.
La questione, pur nascendo oltreoceano, solleva interrogativi anche per il mercato europeo, dove normative stringenti come il regolamento F-Gas stanno ridisegnando il panorama della refrigerazione.
La richiesta del settore statunitense
Secondo i promotori della petizione, i limiti fissati dall’EPA sulle cariche di refrigerante e sulle modalità di utilizzo rischiano di compromettere l’efficienza operativa e la competitività delle strutture di stoccaggio. Nei grandi magazzini refrigerati, dove i volumi e le esigenze di continuità sono elevati, l’applicazione rigida delle restrizioni viene vista come un ostacolo che potrebbe aumentare i costi e ridurre la capacità produttiva.
L’obiettivo della richiesta non è quello di ignorare gli standard ambientali, ma di trovare un equilibrio più sostenibile tra tutela climatica e necessità operative.
Quali possibili riflessi per l’Europa
Sebbene la petizione riguardi direttamente il contesto americano, il dibattito ha risonanza anche in Europa. Le regole europee sui refrigeranti sono già tra le più severe al mondo e stanno spingendo il settore verso soluzioni naturali e low-GWP.
Tuttavia, i temi sollevati negli Stati Uniti — bilanciamento tra sostenibilità e operatività, adeguamento graduale dei grandi impianti, rischio di costi eccessivi — sono sfide comuni anche al mercato europeo. È quindi probabile che il confronto americano venga seguito con attenzione da aziende, associazioni e istituzioni europee, per valutare eventuali parallelismi e anticipare richieste simili anche nel vecchio continente.
